Per la copertina de Il Piemonte – racconto di una terra meravigliosa edizione 2026 abbiamo scelto il cortile inconfondibile di Palazzo Carignano, a Torino. Una scelta spiegata anche dall’editoriale di Andrea Cenni che avete letto.
Marco Carulli è il fotografo torinese autore dello scatto di copertina. Gli abbiamo chiesto di raccontarci qualche dietro le quinte di questa immagine.
Come e quando nasce questa foto?
«In realtà nasce in un momento abbastanza singolare, durante la pandemia. All’epoca, come fotografo potevo muovermi parecchio, ritrovandomi dentro questi spazi cittadini vuoti, quasi lunari, che ho documentato con diversi progetti fotografici, mirati proprio a cogliere quel vuoto, abbastanza unico e atipico, di luoghi solitamente affollati e rumorosi».
Una condizione probabilmente inedita…
«Sì, e non solo per il Covid: crescendo e accumulando lavori e commesse, noi fotografi solitamente abbiamo sempre meno tempo per scattare le “nostre” foto, ovvero quelle che piacciono a noi. Come è normale che sia peraltro. Si è sempre appresso a progetti, committenti…
E tutto quel lessico di foto “tue”, rubate magari in giro per la città in cui sei nato e che ami, lo perdi un po’. Non è colpa di nessuno, è il nostro bellissimo mestiere».
Quindi la pandemia ti ha consentito di scattare anche un po’ “per te”?
«Diciamo che nella sfortuna della pandemia ho avuto la fortuna di potermi dedicare, non avendo altri lavori, a tantissimi scatti della mia città, Torino, per una volta vuota e disponibile a farsi ritrarre come piace a me».
E poi cosa succede?
«Succede che ne ho approfittato per aggiornare un po’ portfolio ed emozioni, in un contesto speriamo abbastanza unico e irripetibile; poi il team dell’Ospedale Martini, per caso, vede alcuni scatti di questo filone che avevo pubblicato e mi chiede se possono inserirli nei lavori
di restauro e abbellimento che stavano portando avanti in quel momento».
Tra questi scatti c’era anche il “nostro” di Palazzo Carignano?
«Sì, c’era quello e tanti altri, anche perché da lì è nata una bella collaborazione che si è aggiornata negli anni, fotografando piazze, case, palazzi… fino ad allargare lo sguardo al Piemonte, alle sue montagne e ad altre meraviglie naturali. Ad oggi dovremmo aver superato le
sessanta foto in giro per tutto l’Ospedale…».
Cosa evoca in te questa fotografia?
«Soddisfazione e gratitudine. Soprattutto verso la fotografia come “materia”. Per aver portato un po’ di bellezza perfino in un momento così complesso della nostra storia recente». •
Qui puoi trovare l'articolo di Torino Magazine
Classe 1978, è nato a Torino, città in cui vive e lavora. È prima di tutto un fotografo di viaggio, che ha raccontato sulle pagine di riviste
come Torino Magazine (e molte altre). È docente di fotografia e ha creato un seguitissimo format di viaggi fotografici per appassionati.
Viaggio e fotografia, cosa è nato prima?
«Sono nato viaggiatore prima che fotografo. Da bambino mi sono appassionato al viaggio e alla fotografia seguendo mio padre che accompagnava gruppi turistici. Alle superiori me la cavavo con la macchina fotografica, solo che i miei rullini delle gite scolastiche erano pieni di foto di paesaggio, per la grande delusione dei miei compagni. Ho ripreso la fotocamera mentre studiavo Informatica all’università, ma non pensavo che la fotografia sarebbe potuta diventare un lavoro. Invece dopo la laurea ho lavorato in un’agenzia che si occupava anche di fotografia, da lì non ho più smesso di fotografare e ho aperto la mia attività».
Viaggi, eventi in città, corsi. Passi da un’attività all’altra con estrema facilità…
«È ciò che apprezzo di più di questo lavoro, non potrei mai rinchiudermi in un compito ripetitivo! Forse è per questo che amo i viaggi. Da un punto di vista fotografico contengono quasi tutto: paesaggio, ritratto, architettura. Oggi mi divido tra fotografia di viaggio (soprattutto con Torino Magazine), corsi di fotografia e viaggi fotografici, dove sono un po’ accompagnatore, un po’ insegnante di fotografia. Lavoro anche nella fotografia di eventi e di interni. Però anche quando sono a Torino cerco di concedermi qualche uscita a “scatto libero” per riprendere gli angoli della città e i panorami del Piemonte che più amo».
Guardando le tue immagini, quasi onnipresenti sono le nuvole. Un caso?
«No, tanto che mi sono inventato un hashtag dedicato: #nuvolecarulliane. Credo che le nuvole siano fondamentali in una fotografia, anche perché sono uno dei pochi elementi in grado di rendere davvero unica e irripetibile un’immagine di paesaggio. Spesso le ritraggo usando una lente grandangolare, con un soggetto in primo piano a dare profondità alla scena».
Piemonte, Europa, Mondo. Quali luoghi hai impressi nel cuore e sul sensore della fotocamera?
«Di Torino amo l’architettura, in particolare quella contemporanea: non vedo l’ora di fotografare il “nuovo” Parco del Valentino con la futura Biblioteca! In Piemonte sono particolarmente legato al Monviso e alla Val Maira. In un viaggio cerco prima di tutto la varietà. Da questo punto di
vista un tour in Islanda è esemplare, come la Normandia, dove convivono le architetture di Le Havre, le falesie di Étretat, l’arte di Mont-Saint-Michel, la storia delle spiagge dello sbarco».
Qual è un progetto di cui sei particolarmente orgoglioso?
«Da qualche anno una sessantina di mie fotografie stampate in grande formato accompagnano i pazienti dell’Ospedale Martini di Torino: rappresentano diversi aspetti della città, dalle architetture civili a quelle religiose, antiche e moderne, e anche qualche luogo iconico del Piemonte. Inoltre sono fiero di aver contribuito con le mie immagini al volume “A spasso per Torino”, di Alessandro Cenni e Salvatore Burgarello,





